Mentre scendiamo per la
colazione, troviamo la sala ancora tutta imbandita come la sera prima: notiamo
bene gli addobbi che ci sembrano molto artigianali. Sulle colonne sono
attaccati ancora simboli della pace e di vittoria fatti con cartoncino
colorato. Ci sono ancora i fiori che addobbano il palco e le lanterne rosse.
Con un sorriso parlando con i camerieri riferendoci alla festa della sera
precedente: “Grande festa ieri sera, eh?!” E uno di loro, sorridendo ci
risponde: “Eh si, ieri sera festa del grande boss!” capito? Francis è
nientepopodimenoche…il padrone di tutta la baracca!!!!!!ecco perché si è potuto
permettere tutto ciò!
Dopo questa sensazionale
scoperta, ci giriamo e il padrone di casa è li a colazione con alcuni
componenti della famiglia rimasti per il weekend.
Ma non è più tempo di stare
dietro ai cinesi, abbiamo una macchina da ritirare e i nostri giri dell’isola
da fare! Dopo colazione arriva il nostro amico dell’agenzia di autonoleggio e
ci lascia una macchinetta blu (Toyota) e siamo pronti per le grandi
esplorazioni: oggi visitiamo la capitale, a nord dell’Isola.
C’è una sorta di autostrada che
arriva a Port Luis che potrebbe essere paragonata ad una nostra strada di
scorrimento veloce; anche qui si cammina con la guida a destra, quindi nella
corsia di sinistra, ma a complicare rispetto al sud africa la guida sono le
leve ai lati dello sterzo che sono esattamente invertite: a destra ci sono le
luci, gli abbaglianti e le frecce…a sinistra i tergicristalli. E così per
almeno un venti minuti Oscar ogni volta che vuole mettere le frecce aziona i
tergicristalli, quando si arrabbia per la pessima guida della popolazione
locale, li spaventa con una bella spruzzata sul vetro invece di abbagliare. Ma
poi ci prende la mano! Gli svincoli autostradali sono costituiti da rotonde,
una ogni 5 minuti, in cui ci si immette rispettando il segnale di dare la
precedenza. L’”autoroute” non è a pagamento, ci mancherebbe! Arriviamo in
un’oretta nella città e troviamo subito il centro (non che sia una metropoli in
effetti) e parcheggiamo in un grande spazio che sembra il parcheggio di un grande
centro commerciale o forse un luna park, con tanto di giostra panoramica!
La prima cosa che vediamo,
scendendo per le vie della città è una chiesa, finalmente cristiana e non delle
mille religioni che stiamo vedendo ultimamente: entriamo, la chiesa di per se
non è niente di eccezionale, ma la particolarità è che la stanno addobbando per
un matrimonio! Facciamo un tuffo nel passato di 20 giorni fa e ci sembra così
particolare vedere li una cosa che noi abbiamo vissuto da pochissimo.
Ci inoltriamo ancor di più nella
città e arriviamo al Water Front, zona del porto con bar e negozietti. La
giornata è abbastanza brutta, cielo nero e qualche goccia, per cui decidiamo di
fermarci ad un bar per un caffè (che si offre di sperimentare solo Oscar).
Quando arriva la tazzina, Oscar è radioso: sopra c’è scritto Illy! Ma la
felicità dura poco, infatti l’esclamazione di Oscar, assaggiato il caffè, è:
“Questi di Illy hanno solo le tazzine, il caffè è una schifezza come al
solito!”.
Proseguiamo il giro ma non c’è tanto
da vedere: c’è una via principale dove ci sono alcuni negozi che però o vendono
le marche internazionali (Adidas, Nike..) a prezzi alti per turisti, oppure
vendono souvenir davvero brutti. Intanto inizia a piovere e troviamo vicino a
noi per mangiare solo Mc Donald’ s; nessuno di noi due apprezza la tipologia ma
non c’è grande scelta e quindi mangiamo li.
Finito il nostro buonissimo
pranzo, cerchiamo di tornare verso la macchina, ma proprio prima di arrivare
scorgiamo una moschea. Curiosi ci affacciamo (prima Oscar per paura che magari
non fanno entrare le donne) ma una signora fuori ci dice che possiamo entrare a
patto di lasciare fuori le scarpe e che lei e una bambina faranno in modo che
non le rubino. Anche perché dietro non ne abbiamo altre e se si rubano le
nostre scarpe dovremo tornare in albergo scalzi! Invece appena entrati un
signore ci spiega che possiamo metterle all’interno, da una parte e così
facciamo. Entrando troviamo un signore che in una sorta di antistanza sta
seduto su una panchina e prega (o dorme?), mentre dentro c’è una sala
completamente vuota ma ricoperta per terra da uno strato di tappeti vari. A sinistra
intravediamo un ragazzo che appena entrato va subito in un bagno aperto verso
la sala, dove a degli appositi lavandini bassi con uno sgabello davanti lava
piedi, viso, braccia e collo in modo molto minuzioso. Poi si inginocchia da una
parte e si mette a pregare. Durante il nostro curiosare si avvicina un signore
con una folta barba quasi color carota che ci dice che possiamo visitare la
moschea senza problemi. Oscar, incuriosito da una sorta di collanine di perle
attaccate al muro gli chiede cosa siano, e dalla descrizione capiamo che
fungono un po’ come il nostro rosario: ognuno può usarne una mentre è li e
contare le preghiere che fa. Lui ci mostra il suo personale che tiene in tasca
e che è di colore differente. Rimaniamo un po’ li, poi in modo molto silenzioso
ci rimettiamo le scarpe e usciamo fuori. Passiamo di nuovo di fronte alla
chiesa trovata all’inizio del giro e vediamo che è arrivato nel frattempo lo
sposo e qualche parente/amico. Ci sono anche due signori anziani con un
colorato sopra vestito africano che crediamo i genitori dello sposo; uno di
loro tiene in braccio una bambina di circa 3-4 mesi tutta nera, con un vestito
a festa e tutti codini nei capelli. Cerchiamo di fotografare tutti loro,
facendo finta di fare foto alla chiesa. Vorremmo aspettare anche l’arrivo della
sposa per vedere usi e costumi di qua in quanto a matrimoni, ma è tempo di
spostarsi in altre città. Quando però raggiungiamo la macchina abbiamo una
sorpresa: il posto dove l’avevamo parcheggiata è chiuso da una sbarra davanti
alla quale stanno molte persone intente a vedere all’interno del parcheggio;
molti sono arrampicati su un muretto, altri su una ringhiera. Come minimo,
pensiamo, c’è una sorta di manifestazione, di festa e ci hanno portato via la
macchina! Cerchiamo di avvicinarci e ci accorgiamo che non c’è nessuna festa,
ma una corsa di cavalli!!!!! Temiamo di stare li tutto il pomeriggio aspettando
che finisca (le macchine in compenso dentro ci sono tutte) quando magicamente
finisce tutto dopo 10 minuti che siamo arrivati! Si apre la sbarra e molti
entrano dentro per riprendere i propri mezzi. Anche noi ci sbrighiamo prima che
ricomincia un’altra corsa! Ci spostiamo e dopo un’oretta di macchina entriamo
nell’orto botanico di Pomplemousses.
Appena entriamo ovviamente ci
sono mille guide che cercano di ottenere da noi soldi per accompagnarci a
visitare il parco, dicendoci che è molto vasto e potremmo perderci.. chi, noi?
Ma quando mai…
Invece è girabile da soli molto
bene, anche perché ci siamo un po’ stancati di girare sempre con una guida.
Invece preferiamo una passeggiata magari non troppo didattica, ma sicuramente
molto rilassante in questo posto fantastico in cui qualcuno qualche secolo fa
ha deciso di importare molte specie di piante da altri posti del mondo.
Rimaniamo affascinati dalla bellezza degli alberi secolari, dai tronchi larghi
e lunghi, dai cui rami scendono liane o rami minori che si attorcigliano
intorno al tronco. Il parco è pieno di laghetti ricoperti dalle foglie tonde e
verdi delle ninfee e di veri e propri colonnati di palme! Tra gli alberi ce ne
sono due che ci colpiscono particolarmente per la base dei loro tronchi. Il
primo ha la base che si allarga a terra per almeno due metri, con delle radici
che sembrano lame. Nell’altro il tronco compatto che vediamo in alto si
suddivide alla base in tanti cilindri che poi raggiungono il suolo, sembrando
poco ancorato al suolo. Il parco presenta anche dei piccoli recinti con capre e
tartarughe giganti. All’uscita vediamo di fronte a noi un tempio indù proprio
di fronte a noi. Non resistiamo all’idea di dare un’occhiata anche qui.. visto
che oggi è proprio la giornata delle religioni, che tra l’altro qui nell’isola
convivono pacificamente, nella totale tolleranza da quello che sembra. Gli
indiani sono la maggioranza, il 52% degli abitanti dell’isola, e di templi indù
ce ne sono davvero tanti. Questa volta non entriamo, ma ci avviciniamo alla porta
riuscendo a vedere tutta la sala. Il tempio è in un certo senso un po’ buffo,
la facciata è uno scintillio di colori che dipingono le cornici, il portale
d’ingresso e le diverse statue raffiguranti le loro divinità. Leoni, elefanti e
la divinità principale, forse la dea kalì, con le sue quattro braccia.
Riprendiamo la splendida autostrada verso Mahebourg, piena di rotonde e di
autovelox sui lampioni al centro della carreggiata.
La serata, cena a parte la
trascorriamo tentando di bucare, su consiglio della mamma di Simona, la puntura
sulla gamba di Oscar che intanto da ieri sera ha assunto un aspetto totalmente
diverso. Simona prova a fare la sua parte da infermiera, ma Oscar preferisce
bucarsi da solo, in modo da sentire eventualmente il dolore, e Simona è
sollevata. Non esce moltissimo liquido, quasi nulla per la verità, e non siamo
nemmeno sicuri che l’insetto abbia riportato con sé il pungiglione senza
lasciarlo come ricordo ad Oscar. Un po’ di Gentalin Beta che il nostro amico
Danilo ci ha indicato utile alle punture di insetti, e si va a dormire sperando
che la notte faccia migliorare la situazione.