sabato 30 giugno 2012

Giorno 24. In giro tra gli arabi..tra tradizione e modernità

Un giorno per visitare Dubai sarà sicuramente poco, ma noi siamo organizzati, in Italia abbiamo comprato una guida e sappiamo ormai tutto di questa città e delle sue usanze. Non sono poche le cose che non si possono fare qui, in particolare pare che bisogna essere vestiti in un certo modo soprattutto le donne. Simona prima di scendere prova diverse cose, una ha la schiena scoperta, una le bretelline, una.. insomma.. alla fine opta per una camicetta. Usciti dall’albergo decidiamo di visitare i quartieri più lontani, tralasciando la Deira in cui è il nostro albergo e che potremmo visitare domattina prima di partire. Ci dirigiamo perciò verso la metro. I primi passi nella città sono davvero atroci!! Sono solo le 9 di mattina e non si respira, sotto il sole fa davvero caldo e cerchiamo in ogni passo un po’ di ombra sotto cui ripararci. Ma la vera salvezza sono i negozi e la metropolitana, tutti dotati di aria condizionata freddissima, troppo per noi. Insomma.. prenderemo una bronchite!! Le stazioni della metropolitana sono tutte uguali, dall’esterno sembrano dei gusci, mentre all’interno la banchina dei passeggeri è separata dai binari attraverso una vetrata con le porte che capitano in corrispondenza di quelle dei vagoni. Le donne si incolonnano in una corsia, per poi entrare in un vagone x sole donne. Nelle altre carrozze gli occidentali fanno come gli pare, donne e uomini. Ci facciamo mille pensieri sugli occhi che intravediamo tra il velo nero delle donne, sulla loro cultura e su quanto sia giusto e gradito ad una donna questo trattamento, che a quanto ci sembra non è di sottomissione, ma in alcuni casi di eccessiva attenzione. Pensiamo a come noi siamo o meno tolleranti in Italia, a quante volte abbiamo sentito dire che “a casa nostra si applicano le nostre regole”. Non tutte sono vestite allo stesso modo, alcune hanno il capo coperto, con un vestito nero, altre anche il viso e spuntano solo gli occhi. C’è chi però veste più all’occidentale, altre si coprono il capo con veli colorati. Gli uomini invece sono vestiti maggiormente all’occidentale, a parte le loro ciabatte un po’ anni 80! Alcuni hanno invece il camicione bianco, con il capo coperto dal velo bianco e da un cordone nero. Magari il vestito bianco, anche se lungo può essere un utile mezzo per respingere i raggi solari, ma ci chiediamo come facciano le donne ad resistere sotto quel vestito nero.
Oggi ci incontreremo anche con Cecilia e Antonio, due amici di Avellino freschi sposi, al cui matrimonio non abbiamo potuto partecipare. Loro arrivano a Dubai e ripartiranno per la Thailandia, noi siamo quasi alla fine del nostro viaggio. Ma prima di incontrare loro iniziamo il nostro giro e visitiamo l’altra sponda del Creek, l’insenatura che divide il nucleo storico delle città in due parti: da una parte la Deira, dove siamo noi con l’hotel, dall’altra Bur Dubai, dove ci dirigiamo. La nostra visita della città inizia con un fortino al cui interno troviamo una mostra sulla storia della città, sul modo di vivere e sul deserto. In questo modo subito ci caliamo nell’atmosfera della città, caratterizzata dai suq, dei mercati antichi che vendono di tutto. Subito dopo facciamo un giro nella vicina Batakyia, un quartiere antico poco popolato, ma assolutamente da non perdere. Qui le case hanno delle torri con i camini del vento, per il raffrescamento delle case.
In ogni angolo della città si scorgono le torri delle moschee, e di tanto in tanto sentiamo dagli altoparlanti il richiamo alla preghiera.
Cambiamo zona, a caccia di un po’ di architettura contemporanea, presente nella zona ovest della città. Una grossa strada taglia la parte moderna da est ad ovest e ai suoi fianchi splendono grattacieli uno più alto dell’altro. Dopo aver visto il world trade center, una volta il più alto grattacielo della città, ci dirigiamo verso due torri gemelle, dove incontriamo Cecilia e Antonio. Pranziamo qualcosa con loro, che ci raccontano del loro matrimonio di soli tre giorni prima e del viaggio che faranno! Anche noi abbiamo tanto da raccontare del nostro viaggio. Mangiamo qualcosa e poi ci muoviamo verso il  grattacielo più alto del mondo! Poi ci spostiamo in taxi (qui sono davvero economici) e raggiungiamo il Mall Emirates, un grosso centro commerciale dove si trova anche una delle cose più strabilianti che questi arabi sono riusciti a fare. In mezzo a quel caldo pazzesco c’è una pista di sci, con tanto di seggiovia. Le persone sono vestite con abiti da neve.. mentre fuori dalla pista ci sono almeno 40 gradi!
Ci sono ancora tante cose da visitare, ci avviciniamo alla torre a forma di vela dopo una lunga passeggiata sotto il sole, dopo la quale decidiamo di puntare ai suq. Ogni tanto dobbiamo necessariamente fermarci in qualche bar per riprendere fiato e comprare acqua! Crediamo di star bevendo almeno una bottiglietta ogni ora! Il primo posto non è dei migliori, è molto confusionario, sembra  uno di quei quartieri di Napoli in cui vendono roba contraffatta. Non ci sembra troppo affidabile, per cui ci dirigiamo verso il creek, che attraversiamo in barca, su un abra, una barchetta in legno senza sponde, che ci porta dall’altra parte. Sicuramente una delle cose più caratteristiche della città. Ci imbattiamo in un mercatino coperto dove con divertenti trattative compriamo qualcosa per noi e qualcosa da regalare. Le trattatitve vengono seguite maggiormente dai due uomini del gruppo che precisano spesso di venire da vicino Napoli e che conoscono le cose che stanno comprando e il loro prezzo. In mezzo ad un inglese non male ci infilano anche qualche parola dialettale, che i negozianti crediamo possano afferrare un po’ dal tono di voce!
 Iniziamo ad avere fame, (in fondo sono solo le 10 di sera!) e dopo un giro alla ricerca di cibo decente, andiamo verso la metro più vicina, dove riusciamo a mangiare un buon boccone. Con questo caldo ci starebbe benissimo una birra.. ma qui è proibito bere alcolici, birra compresa! Salutiamo i neosposi, augurando un bel viaggio in giro per il mondo! E in taxi a mezzanotte e mezza torniamo in hotel, distrutti dalla faticosissima giornata; con la voglia di ricominciare le nostre cose e di rivedere le persone a noi care, ma anche con un po’ di tristezza dopo un viaggio davvero ricco di emozioni realizziamo che domani si torna a casa!!!!

























venerdì 29 giugno 2012

Giorno 23. Spegnate quel maledetto phon!


La mattina la passiamo nella spiaggia dell’hotel perché abbiamo poco tempo; ci spostiamo poi nella piscina all’aperto perché sembrerebbe che il tempo stia cambiando di nuovo ma invece ci grazia e riusciamo a farci una mattinata di sole!
Per andare all’aeroporto ci viene a prendere di nuovo Leo Pieraccioni che ci spiega, nel tragitto, che lui di solito fa fare i tour descritti a noi anche a ultra miliardari, “certo però, in hotel non di categoria bassa come questo ma hotel di mega lusso..” Grazie amico!
All’aeroporto nessun problema e ci imbarchiamo tranquillamente, dopo il solito controllo di passaporti. Arriviamo a Dubai a notte fonda, tipo l’1.30 e un omino è venuto a portarci in hotel; sul suo cartello c’è scritto Mr  Imbimbo Oscar! Appena usciamo dall’aria condizionata dell’aeroporto ci prende un colpo! E’ notte piena e faranno almeno 38 gradi, sembra di avere un phon caldo puntato addosso!
Il nostro hotel è carino, la camera bella ed accogliente, ma la reception ci spiega che avremo due letti separati che però possiamo avvicinare. Quando li vediamo ci accorgiamo che sono ad una piazza e mezzo e che ce ne basterà sicuramente uno solo in due.. e così infatti ci addormentiamo, dopo una giornata di spostamento, pronti a conoscere Dubai il giorno seguente e il suo calore.. in tutti i sensi!!!!




Giorno 22. Mare, profumo di mare…

Questa mattina il nostro giro fai-da-te  prevede una parte di spiagge belle chiamata Le Morne. C’è anche il sole quindi finita colazione, ci si infila i costumi e si parte, intenzionati oggi a fare finalmente mare!
Dopo un’oretta di macchina arriviamo alla zona da visitare.. e che spiagge! Acqua cristallina, sabbia sottile, pineta praticamente quasi sull’arenile e un bel venticello! Stendiamo subito gli asciugamani e ci facciamo una bella dormita.. sulla spiaggia saremo circa 6 persone, quindi la pace e tranquillità è assicurata.. e poi neanche un venditore! L’acqua è anche calda e si sta proprio bene. Verso le 13.30 decidiamo di spostarci per cercare cibo e per vedere altre spiagge.
Il problema è che qui non sono attrezzati molto per il turismo e giriamo con la macchina almeno 40 minuti per cercare un ristorante, un chiosco di panini, insomma, qualcosa!
Troviamo ad una rotonda l’indicazione di un resort con ristorante, quindi seguiamo il cartello e ci troviamo all’entrata di un posto privato, con tanto di sbarra. Chiediamo se si può pranzare anche se non si è del resort e, dopo una telefonata interna, la tipa alla sbarra ci fa entrare, spiegandoci che a destra troveremo il parcheggio e a sinistra il ristorante, ed infatti così è! Scendendo dalla macchina intuiamo che è un posto un po’ fine, insomma, non proprio una trattoria e ci togliamo almeno la sabbia dai piedi e dalle ciabatte: siamo in pantaloncini corti e maglietta ma beh, veniamo dal mare!
Entriamo in un ristorante vuoto, ma con tutti i tavolini ben apparecchiati, addirittura con sotto piatti e calici! Ci sediamo in un tavolo all’esterno e il cameriere, a cui appena entrati avevamo chiesto se era possibile pranzare, ci chiede cosa vogliamo da bere. Ordiniamo una bottiglietta d’acqua e una birra. Ce la portano addirittura in due, ma mentre uno ci serve da bere, l’altro ci toglie: prima i bei sottopiatti di cristallo, poi le posate, poi i bicchieri vari…ma che succede? Ci lasciano li solo con la nostra birra e acqua e i rispettivi bicchieri. Per capirci meglio, Simona chiede ad un cameriere se è possibile ordinare e finalmente scopriamo l’arcano! Siamo in un golf club (anche di quelli abbastanza esclusivi, ipotizziamo!) e quella dove siamo entrati è la sala solo per colazione e cena! Non possiamo mangiare li! Inizialmente la cosa ci fa ridere, pensiamo a cosa avranno pensato vedendo entrare due poveracci come noi, in ciabatte comprese di un po’ di sabbia e maglietta.. Poi realizziamo che se vogliamo mangiare dobbiamo spostarci nello chalet dedicato al pranzo; per capire però se è alla nostra portata, decidiamo di pagare intanto la birra e l’acqua e renderci conto della spesa. Ammazza! Ci costano solo circa 10 euro!!!! Qui, in quest’isola che le cose non costano nulla!!!! Riprendiamo la nostra macchina, che non è certo come quelle parcheggiate li, e ce ne andiamo per altri lidi! Non avranno i nostri soldi!
Continuiamo la nostra ricerca e alla fine un cartello desta la nostra attenzione: ristorante aperto 7 giorni su 7! Si passa in una stradina neanche asfaltata e parcheggiamo in una sorta di piazzaletto pieno di erbacce e sacchi di plastica, dove un cane sta cercando di togliersi l’ennesima pulce. A dispetto delle apparenze pranziamo bene, con un piatto con hamburger, insalata, salsette varie e patatine e spendiamo….solo il corrispettivo di 5 euro in totale, bibite comprese!!!!Alla faccia del golf club!
Mentre rientriamo in macchina inizia a cambiare il tempo: grosse nuvole, ormai a noi note e quindi torniamo verso l’hotel. Cena tranquilla e a letto presto, domani si parte di nuovo!







Giorno 21. Il dr. Pa Tsoo

Buongiorno, ma mica tanto! Il tempo non è per nulla promettente, e nemmeno la gamba di Oscar! Appena sopra il ginocchio, con un raggio di almeno 10 cm dal punto della puntura, c’è una immensa macchia rossa, sotto la quale crediamo si sia espanso il veleno dell’insetto. Iniziamo ad essere preoccupati e decidiamo di chiedere alla reception dell’albergo di chiamare un medico, per essere certi che quello che per ora è solo un fastidio non si trasformi in un’infezione o in qualcosa di più preoccupante da impedirci di godere di questi ultimi giorni di vacanza. Dalla reception chiamano il dr. Pa Tsoo  (o qualcosa del genere) che per fortuna abita nei dintorni e arriva dopo pochi minuti. Appena arriva capiamo che si tratta di un cinese. Ha con sé una borsa di quelle per il pc e una cassetta in plastica di quelle usate in italia per gli attrezzi, non certo per garze e medicine. Sembra simpatico, andiamo in camera e lui ci chiede di descriverci la dinamica nei dettagli, in particolare vuole sapere dove e quando è successo e se ricordiamo il colore dell’insetto. Ma Oscar era steso a prendere il sole, non è riuscito nemmeno a vederlo! Poi ci chiede di vedere la ferita e di fronte alla pataccona rossa inizia a fare mille facce poco incoraggianti e sembra sconfortato di vedere una macchia così grande. Insomma .. se la regola numero uno del pronto soccorso è tranquillizzare il paziente, lui non è che si è presentato al meglio. Poi ci chiede cosa abbiamo utilizzato e ci spiega che va bene Gentalin, ma non Beta per questo tipo di puntura. Ci prescrive un disinfettante, una nuova pomata e degli antibiotici orali (che però abbiamo già nella nostra fornitissima cassetta di pronto soccorso) e ci presenta il conto.. circa 50 euro.
Poco distante da Blue Bay c’è London Way, un piccolo centro commerciale, pochi negozi e un supermercato, ma soprattutto Atm per fare un bancomat e farmacia per iniziare la nostra cura! Poi ci muoviamo in auto. Qualche giorno fa abbiamo deciso di visitare ogni giorno una zona dell’isola. Ieri è toccato a Port Louis e alla zona nord, anche se non siamo riusciti ad arrivare fino al capo più a nord a causa della pioggia. Oggi facciamo la costa sud, quella più vicina a noi. Domenico ci aveva segnalato la presenza di una fabbrica di biscotti artigianali, da visitare, un ruhmificio e delle cascate, ma soprattutto il Vanilla’s Crocodrile Park che privilegiamo come nostra meta. Si tratta di una vasta area dedicata proprio ai coccodrilli, che abbiamo già incontrato in Sud Africa al Kangoo Wild Park (si chiamava così?), tra l’altro molto simile per tipologia. Ma non ci sono solo coccodrilli. Il parco è visitabile con una cartina, su cui sono indicati tutti gli stazionamenti in cui osservare gli animali. I primi che incontriamo sono dei simpatici pipistrelli chiusi in una grossa gabbia. Sono molto grandi, e diversi da come ce li siamo sempre immaginati, forse pensando ai nostri! In realtà il loro corpo sembra quello di un roditore dal pelo folto e marrone. Sono a testa in giù e ogni tanto si avvolgono nelle loro grandi ali. Altrimenti passano il tempo a prendere la frutta che gli è stata data su dei ripiani. Loro sempre a testa in giù cercando di andare a tentoni con i loro artigli! Subito dopo ritroviamo delle tartarughe giganti, ci dicono che i bambini possono cavalcarle (ma non è il caso nostro!) e che possiamo accarezzarle sulla nuca e sul collo senza problemi, evitando la bocca perché potrebbero mordere. Sono lentissime, si trascinano e di tanto in tanto stanche stramazzano al suolo. Ma quando le accarezziamo vediamo che alzano il collo e lo allungano verso l’esterno della loro “casa”. Sembra proprio che gli piaccia. Sono tantissime e di diversa taglia, e sul guscio hanno un numero che le identifica. Poco più avanti di questo “recinto” troviamo la nursery! E’ un corridoio lungo che da su delle vetrate dove, come quella degli ospedali, si possono vedere i piccoli! I recinti sono divisi per fasce d’età, come a scuola! Ci sono le tartarughe con meno di un anno, poi quelle da 1 anno ai 3, quelle di 4 anni e quelle dai 5 anni in su…tutte camminano più o meno nel loro spazio e quelle più grandi sono tutte attaccate, con alcune che sono salite sopra le altre,  cercando di esplorare oltre il muretto divisorio!
Ma mentre siamo intenti a guardare questi cuccioli, sentiamo strani rumori provenire dalle tartarughe adulte conosciute poco prima; torniamo nel loro recinto e vediamo che c’è un tentativo, bene riuscito, di un maschio per accoppiarsi con una femmina. L’ha “rincorsa” se così si può dire e poi gli è salito sopra, facendo un sacco di versi e tirando tutto il collo, data anche la fatica della posizione! La femmina ha tentato in un primo momento di opporre resistenza ma poi ha ceduto! Dopo il tutto, lui era esausto, ed è scivolato giù dal guscio di lei, rimanendo fermo immobile per alcuni minuti. Lei si è ripresa abbastanza in fretta e si è allontanata (ma non troppo!). Il resto degli animali che vediamo sono appunto i coccodrilli, maestosi e lunghi ma sempre immobili! Alcuni di loro rimanevano fermi anche con la bocca aperta! Anche  della loro specie c’era la nursery, anche qui divisa per età e anche i cuccioli tutti fermi… E’ stata poi la volta del recinto delle scimmie ed erano talmente buffe e in molte movenze così simili all’uomo che abbiamo fatto loro molte foto! Si arrampicavano ovunque, correvano, facevano la lotta, si buttavano giù da una corda che andava da un’estremità all’altra del recinto e si spulciavano di continuo tra di loro!
Ad un certo punto però la fame, come al solito, ha avuto la meglio su tutti i tipi e le specie di animali presenti e siamo andati al ristorante all’interno del parco: il coccodrillo affamato! Ovviamente tutti i piatti erano a base di coccodrillo (assurdo.. prima ce li fai vedere vivi e poi nel piatto?) ma non c’era altro e ci siamo adattati.. in effetti è molto saporito!
Finiamo il nostro giro vedendo anche l’insettario che però non c’è proprio piaciuto: pensavamo di vedere insetti vivi, invece era una stanza piena di vetrine e teche piene di farfalle, lombrichi, bruchi, scarabei ecc. tutti morti, appesi con degli spilli! C’erano anche serpenti e piccoli roditori nella formalina.. che schifezza!
La gita si conclude, e vista l’ora ci incamminiamo di nuovo verso l’hotel, passando in mezzo ai villaggi di quest’isola, poverissimi, pieni di persone di culture diverse, di religioni diverse e di conseguenza di luoghi di culto differenti.
Nel nostro hotel solita cena e questa sera partita dell’Italia che vinciamo contro l’Inghilterra!











Giorno 20. Per chiese, moschee e templi indù

Mentre scendiamo per la colazione, troviamo la sala ancora tutta imbandita come la sera prima: notiamo bene gli addobbi che ci sembrano molto artigianali. Sulle colonne sono attaccati ancora simboli della pace e di vittoria fatti con cartoncino colorato. Ci sono ancora i fiori che addobbano il palco e le lanterne rosse. Con un sorriso parlando con i camerieri riferendoci alla festa della sera precedente: “Grande festa ieri sera, eh?!” E uno di loro, sorridendo ci risponde: “Eh si, ieri sera festa del grande boss!” capito? Francis è nientepopodimenoche…il padrone di tutta la baracca!!!!!!ecco perché si è potuto permettere tutto ciò!
Dopo questa sensazionale scoperta, ci giriamo e il padrone di casa è li a colazione con alcuni componenti della famiglia rimasti per il weekend.
Ma non è più tempo di stare dietro ai cinesi, abbiamo una macchina da ritirare e i nostri giri dell’isola da fare! Dopo colazione arriva il nostro amico dell’agenzia di autonoleggio e ci lascia una macchinetta blu (Toyota) e siamo pronti per le grandi esplorazioni: oggi visitiamo la capitale, a nord dell’Isola.
C’è una sorta di autostrada che arriva a Port Luis che potrebbe essere paragonata ad una nostra strada di scorrimento veloce; anche qui si cammina con la guida a destra, quindi nella corsia di sinistra, ma a complicare rispetto al sud africa la guida sono le leve ai lati dello sterzo che sono esattamente invertite: a destra ci sono le luci, gli abbaglianti e le frecce…a sinistra i tergicristalli. E così per almeno un venti minuti Oscar ogni volta che vuole mettere le frecce aziona i tergicristalli, quando si arrabbia per la pessima guida della popolazione locale, li spaventa con una bella spruzzata sul vetro invece di abbagliare. Ma poi ci prende la mano! Gli svincoli autostradali sono costituiti da rotonde, una ogni 5 minuti, in cui ci si immette rispettando il segnale di dare la precedenza. L’”autoroute” non è a pagamento, ci mancherebbe! Arriviamo in un’oretta nella città e troviamo subito il centro (non che sia una metropoli in effetti) e parcheggiamo in un grande spazio che sembra il parcheggio di un grande centro commerciale o forse un luna park, con tanto di giostra panoramica!
La prima cosa che vediamo, scendendo per le vie della città è una chiesa, finalmente cristiana e non delle mille religioni che stiamo vedendo ultimamente: entriamo, la chiesa di per se non è niente di eccezionale, ma la particolarità è che la stanno addobbando per un matrimonio! Facciamo un tuffo nel passato di 20 giorni fa e ci sembra così particolare vedere li una cosa che noi abbiamo vissuto da pochissimo.
Ci inoltriamo ancor di più nella città e arriviamo al Water Front, zona del porto con bar e negozietti. La giornata è abbastanza brutta, cielo nero e qualche goccia, per cui decidiamo di fermarci ad un bar per un caffè (che si offre di sperimentare solo Oscar). Quando arriva la tazzina, Oscar è radioso: sopra c’è scritto Illy! Ma la felicità dura poco, infatti l’esclamazione di Oscar, assaggiato il caffè, è: “Questi di Illy hanno solo le tazzine, il caffè è una schifezza come al solito!”.
Proseguiamo il giro ma non c’è tanto da vedere: c’è una via principale dove ci sono alcuni negozi che però o vendono le marche internazionali (Adidas, Nike..) a prezzi alti per turisti, oppure vendono souvenir davvero brutti. Intanto inizia a piovere e troviamo vicino a noi per mangiare solo Mc Donald’ s; nessuno di noi due apprezza la tipologia ma non c’è grande scelta e quindi mangiamo li.
Finito il nostro buonissimo pranzo, cerchiamo di tornare verso la macchina, ma proprio prima di arrivare scorgiamo una moschea. Curiosi ci affacciamo (prima Oscar per paura che magari non fanno entrare le donne) ma una signora fuori ci dice che possiamo entrare a patto di lasciare fuori le scarpe e che lei e una bambina faranno in modo che non le rubino. Anche perché dietro non ne abbiamo altre e se si rubano le nostre scarpe dovremo tornare in albergo scalzi! Invece appena entrati un signore ci spiega che possiamo metterle all’interno, da una parte e così facciamo. Entrando troviamo un signore che in una sorta di antistanza sta seduto su una panchina e prega (o dorme?), mentre dentro c’è una sala completamente vuota ma ricoperta per terra da uno strato di tappeti vari. A sinistra intravediamo un ragazzo che appena entrato va subito in un bagno aperto verso la sala, dove a degli appositi lavandini bassi con uno sgabello davanti lava piedi, viso, braccia e collo in modo molto minuzioso. Poi si inginocchia da una parte e si mette a pregare. Durante il nostro curiosare si avvicina un signore con una folta barba quasi color carota che ci dice che possiamo visitare la moschea senza problemi. Oscar, incuriosito da una sorta di collanine di perle attaccate al muro gli chiede cosa siano, e dalla descrizione capiamo che fungono un po’ come il nostro rosario: ognuno può usarne una mentre è li e contare le preghiere che fa. Lui ci mostra il suo personale che tiene in tasca e che è di colore differente. Rimaniamo un po’ li, poi in modo molto silenzioso ci rimettiamo le scarpe e usciamo fuori. Passiamo di nuovo di fronte alla chiesa trovata all’inizio del giro e vediamo che è arrivato nel frattempo lo sposo e qualche parente/amico. Ci sono anche due signori anziani con un colorato sopra vestito africano che crediamo i genitori dello sposo; uno di loro tiene in braccio una bambina di circa 3-4 mesi tutta nera, con un vestito a festa e tutti codini nei capelli. Cerchiamo di fotografare tutti loro, facendo finta di fare foto alla chiesa. Vorremmo aspettare anche l’arrivo della sposa per vedere usi e costumi di qua in quanto a matrimoni, ma è tempo di spostarsi in altre città. Quando però raggiungiamo la macchina abbiamo una sorpresa: il posto dove l’avevamo parcheggiata è chiuso da una sbarra davanti alla quale stanno molte persone intente a vedere all’interno del parcheggio; molti sono arrampicati su un muretto, altri su una ringhiera. Come minimo, pensiamo, c’è una sorta di manifestazione, di festa e ci hanno portato via la macchina! Cerchiamo di avvicinarci e ci accorgiamo che non c’è nessuna festa, ma una corsa di cavalli!!!!! Temiamo di stare li tutto il pomeriggio aspettando che finisca (le macchine in compenso dentro ci sono tutte) quando magicamente finisce tutto dopo 10 minuti che siamo arrivati! Si apre la sbarra e molti entrano dentro per riprendere i propri mezzi. Anche noi ci sbrighiamo prima che ricomincia un’altra corsa! Ci spostiamo e dopo un’oretta di macchina entriamo nell’orto botanico di Pomplemousses.
Appena entriamo ovviamente ci sono mille guide che cercano di ottenere da noi soldi per accompagnarci a visitare il parco, dicendoci che è molto vasto e potremmo perderci.. chi, noi? Ma quando mai…
Invece è girabile da soli molto bene, anche perché ci siamo un po’ stancati di girare sempre con una guida. Invece preferiamo una passeggiata magari non troppo didattica, ma sicuramente molto rilassante in questo posto fantastico in cui qualcuno qualche secolo fa ha deciso di importare molte specie di piante da altri posti del mondo. Rimaniamo affascinati dalla bellezza degli alberi secolari, dai tronchi larghi e lunghi, dai cui rami scendono liane o rami minori che si attorcigliano intorno al tronco. Il parco è pieno di laghetti ricoperti dalle foglie tonde e verdi delle ninfee e di veri e propri colonnati di palme! Tra gli alberi ce ne sono due che ci colpiscono particolarmente per la base dei loro tronchi. Il primo ha la base che si allarga a terra per almeno due metri, con delle radici che sembrano lame. Nell’altro il tronco compatto che vediamo in alto si suddivide alla base in tanti cilindri che poi raggiungono il suolo, sembrando poco ancorato al suolo. Il parco presenta anche dei piccoli recinti con capre e tartarughe giganti. All’uscita vediamo di fronte a noi un tempio indù proprio di fronte a noi. Non resistiamo all’idea di dare un’occhiata anche qui.. visto che oggi è proprio la giornata delle religioni, che tra l’altro qui nell’isola convivono pacificamente, nella totale tolleranza da quello che sembra. Gli indiani sono la maggioranza, il 52% degli abitanti dell’isola, e di templi indù ce ne sono davvero tanti. Questa volta non entriamo, ma ci avviciniamo alla porta riuscendo a vedere tutta la sala. Il tempio è in un certo senso un po’ buffo, la facciata è uno scintillio di colori che dipingono le cornici, il portale d’ingresso e le diverse statue raffiguranti le loro divinità. Leoni, elefanti e la divinità principale, forse la dea kalì, con le sue quattro braccia. Riprendiamo la splendida autostrada verso Mahebourg, piena di rotonde e di autovelox sui lampioni al centro della carreggiata.
La serata, cena a parte la trascorriamo tentando di bucare, su consiglio della mamma di Simona, la puntura sulla gamba di Oscar che intanto da ieri sera ha assunto un aspetto totalmente diverso. Simona prova a fare la sua parte da infermiera, ma Oscar preferisce bucarsi da solo, in modo da sentire eventualmente il dolore, e Simona è sollevata. Non esce moltissimo liquido, quasi nulla per la verità, e non siamo nemmeno sicuri che l’insetto abbia riportato con sé il pungiglione senza lasciarlo come ricordo ad Oscar. Un po’ di Gentalin Beta che il nostro amico Danilo ci ha indicato utile alle punture di insetti, e si va a dormire sperando che la notte faccia migliorare la situazione.