Arriviamo all’aeroporto di
Johannesburg e ci dirigiamo subito verso l’ufficio informazioni, decisi a
capire come girare la città.
Ci spiegano che possiamo farlo
solo con una guida e ci presentano Freedom che ci racconta un po’ il giro che
ci farebbe fare. Non possiamo visitare il museo dell’Apartheid perché ci spiega
chiude tra un’ora, ma comunque ci farà fare un giro piacevole dopo averci
accompagnati in hotel per cambiarci scarpe e lasciare le valigie.
Siamo pronti in pochi minuti e ci
fa girare un po’, spiegandoci la storia di questa città e il contributo
dell’eroe nazionale e non solo, Mandela.
Parcheggia la macchina in un
parcheggio sotterraneo e ci porta sulla torre più alta della città: 50 piani
all’interno di un centro commerciale. Da sopra ci spiega un po’ la città,
specificandoci che tutti i grattacieli che vediamo sono solo per business o di
grandi compagnie mondiali quali la coca-cola. Ci mostra lo stadio che è stato
costruito per i recenti mondiali e dopo poco riscendiamo a prendere la
macchina.
Il giro prosegue tra i contrasti
della città: osserviamo dalla nostra Mercedes il caos di uno dei quartieri più
popolari. Sui marciapiedi viene venduta qualsiasi cosa, dalla frutta ai vestiti
di seconda mano che, come ci spiega la nostra guida, arrivano da associazioni
umanitarie e poi vengono rivenduti come usato. Le condizioni igieniche sembrano
pessime, vediamo ogni tanto dei piccoli roghi, forse rifiuti dei venditori.
Questa zona ci ricorda un po’ il nostro viaggio a Catania, un po’ Napoli, un
po’ Porta Portese.
Agli antipodi di quello che
abbiamo visto attraversiamo un nuovo quartiere residenziale decisamente
ordinato. Qui le case sono tutte con giardino e recintate con alte mura. Alcune
sono dotate di guardiola con servizio di vigilanza. Tra queste scorgiamo la
casa di Mandela, ma anche le altre non scherzano. A differenza del quartiere
precedente, questo è decisamente deserto, non c’è davvero anima viva fuori dai
cancelli, solo alberi e strade larghe.
Jo’burg, come la chiamano gli
abitanti, è una città da girare in auto, è fatta per le auto con le sue larghe
strade! E noi continuiamo verso la Nelson Mandela Square: parcheggiamo in uno
dei soliti parcheggi interrati e raggiungiamo la piazza sovrastante dominata
dalla statua di Mandela. Anche qui è tutto ordinato, sembra un posto esclusivo
pieno di ristoranti un po’ come piazza Navona a Roma, ovviamente ci riferiamo
solo alla disposizione dei ristoranti. Proponiamo a Freedom un caffè in un
ristorante dal nome italiano, sperando in un caffè che assomigli vagamente ad
un caffè italiano. Lui accetta l’invito, ma alla fine sceglie un cappuccino,
mentre noi chiediamo due espressi (non caffè… altrimenti lo portano nel
tazzone!) specificando “single.. and very short like in Italy” .. e infatti ce
lo portano nella tazzina per il caffè, ma lo zucchero immediatamente affonda,
sintomo che ancora una volta berremo una tazzina d’acqua colorata! A tavola
parliamo di sport, della famiglia di Freedom che ha tre maschi e prega per
avere una femmina! Terminiamo il nostro giro e ci dirigiamo verso l’hotel, dove
ceniamo e andiamo a letto abbastanza presto…perché come già capitato domani ci
si sveglia presto! Alle 7 abbiamo il transfer per l’aeroporto, si parte per la
penultima nostra destinazione.. l’isola di Mauritius!



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