Quando arriviamo al posto che ci hanno
descritto, abbiamo una sorpresa: il battello non è come ce l’aspettavamo, di
quelli con la ruota; in compenso un tipo ci porta su una sorta di motoscafo
tutto per noi! La laguna è molto grande, e lui ci spiega che va piano in modo
da permetterci di godere del paesaggio e scattare foto, ma sospettiamo lo
faccia per risparmiare benzina e ammortizzare i costi di un’escursione con sole
due persone… Comunque noi ci godiamo il giro! Facciamo un bel tratto, con il
sole che si rispecchia sull’acqua e un clima davvero invidiabile.. se questo è
l’inverno!!!! Arriviamo all’imbocco con il mare che a dirla tutta troviamo un
po’ sporco! L’acqua ha sulla superficie tutta schiuma bianca…bleah!
Il giro finisce dopo un’oretta, e
scegliamo di goderci un po’ questa bella giornata di sole facendoci una
passeggiata tra i negozietti e le strade di questa città che ha belle case,
rifinite e pulite (non c’è un muro crepato!) che sembrano tutte appena
costruite. Veniamo attratti da un panificio/bar dove ci sediamo per un caffè..
sfortunatamente abbiamo appena fatto colazione, perché qui ci sono tipi di
torte e di pani davvero spettacolari! Ma il nostro viaggio non può bloccarsi
qui e proseguiamo con la nostra macchina verso nuovi orizzonti: destinazione
Port Elisabeth, ultima tappa del nostro tour self-drive!
Lungo la strada passiamo per la
foresta di Tsitsikamma, molto bella e selvaggia; decidiamo di lasciare
la strada principale e addentrarci nell’interno attraverso una strada
secondaria. Ci fermiamo in un villaggio con poche case dai colori accesi.
Parcheggiamo e ci avviciniamo ad un cortile al cui interno c’è una persona che
vende oggetti in legno o perline, batik e altre cose prodotte da una comunità
locale. Ci sembra il posto giusto per fare qualche acquisto con la certezza di
comprare oggetti locali. Il nostro amico venditore è molto simpatico e loquace
e ci chiede in continuazione come si dicono alcune parole inglesi in italiano.
Ci fa anche vedere la foto della sua comunità, circa 6 persone, che si sono
unite per far fronte alle difficoltà lavorative. All’interno di un piccolo
edificio di una sola stanza c’è il resto del suo negozio, dove altri oggetti
catturano la nostra attenzione. Mentre incarta i nostri acquisti con un
movimento maldestro il nostro amico urta una grossa giraffa in legno che
cadendo fa una strage di ippopotami. Alcuni rimangono senza una gamba!!! Oscar
si offre di raccoglierli e rimettere in piedi quelli ancora sani, e Simona in
inglese si vanta con il venditore dicendogli di avere un marito ordinato!!
Riprendiamo il nostro viaggio
verso Port Elizabeth, e quando arriviamo ci perdiamo nelle rampe della città.
Questo posto ci sembra subito molto caotico, ricorda Napoli o la zona della
stazione Tiburtina a Roma con le sue rampe sopraelevate. Non capiamo bene dov’è
il centro, se c’è un centro, giriamo un po’ a vuoto perché i cartelli indicano
solo dei luoghi, forse i quartieri, e non abbiamo con noi un navigatore. Alla
fine decidiamo di affidarci a due signore che sembrano abbastanza affidabili,
ma loro subito rispondono che sono di Pretoria!!! Noi ribattiamo che noi
veniamo dall’Italia e loro mosse a compassione decidono di accompagnarci fino
all’albergo.
Quando arriviamo nella nostra
stanza ci rendiamo conto che non è così spettacolare come le altre.. o meglio,
è elegante e curata ma non è particolare come gli altri posti dove abbiamo
dormito; ci sembra un po’ poco “calda”, un po’ fredda e anonima, calcolando che
è in un grosso edificio in piena città.. noi abituati ormai a cottage con tetto
in paglia, caminetto, mega vasche e docce grandissime…!
Decidiamo di riposarci un po’ e
successivamente scendere a cena, come richiesto alla reception. Scendiamo intorno
alle 20 e chiediamo alla signorina dell’hotel dove si trova il ristorante e già
ci puzza che ci indica fuori dalla porta dell’hotel. Immaginiamo che sia appena
fuori la porta, e invece c’è il parcheggio. Rientriamo dalla signorina che già
ci odia perché da quando siamo arrivati le abbiamo chiesto mille cose e lei ci
propone di accompagnarci. Ci porta oltre il parcheggio e ci spiega che più
avanti c’è un ristorante, chiamato “The Orange”. Scherzando ci dice che siamo
coraggiosi ad uscire senza giacca…ah! Tu scherzi! Certo che siamo senza giacca,
dovevamo solo scendere a cena! Potevi pure dircelo che non era il ristorante
dell’albergo! Insomma, siamo arrivati a questo posto senza giacca e vestiti
così com’eravamo in hotel (avranno pensato che siamo dei poveracci, ma tanto
chi li rivede più?!?); abbiamo ordinato solo 2 zuppe del giorno (eh, si qui la
zuppa va per la maggiore!) e due bottigliette d’acqua (quindi ancora più
pezzenti!) perché avevamo pranzato molto tardi ed perché eravamo molto stanchi…
ma ci siamo trovati lo stesso il divertimento serale: accanto al nostro tavolo
c’è un ragazzo vestito di tutto punto, tutto di nero, sembra un boss appena
uscito da qualche film di spionaggio, appena seduto ha ordinato whisky e coca
cola e si è sbafato da solo un polipo intero! Noi ci siamo fatti grandi film su
di lui e sui suoi traffici illeciti!
La signorina amica nostra della
reception appena entriamo ci segnala che abbiamo la luce interna della macchina
accesa. La ringraziamo e andiamo subito a controllare… ma non è vero! La
macchina con la luce accesa è una mega auto di lusso.. magari fosse quella la
nostra.. ma non a noleggio!
Tornati in hotel ci siamo messi a
preparare la nostra “laundry bag”, la busta della biancheria sporca da dare
alla reception la mattina successiva; siamo a secco di biancheria pulita e
iniziamo a compilare la lista che ci fornisce l’hotel, cercando su internet i
vari nomi delle cose che vogliamo che ci lavino…abbiamo imparato parole nuove!















Io ho il dubbio che quella grossa giraffa caduta rovinosamente su altri animali non sia stata toccata dal venditore ma da simona che e' famosa per provocare danni.Consiglio per Oscar quando si esce con Simona portarsi dietro piccole merendine o cioccolate altrimenti divente irrascibile per la fame.Bacioni zm
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