venerdì 29 giugno 2012

Giorno 20. Per chiese, moschee e templi indù

Mentre scendiamo per la colazione, troviamo la sala ancora tutta imbandita come la sera prima: notiamo bene gli addobbi che ci sembrano molto artigianali. Sulle colonne sono attaccati ancora simboli della pace e di vittoria fatti con cartoncino colorato. Ci sono ancora i fiori che addobbano il palco e le lanterne rosse. Con un sorriso parlando con i camerieri riferendoci alla festa della sera precedente: “Grande festa ieri sera, eh?!” E uno di loro, sorridendo ci risponde: “Eh si, ieri sera festa del grande boss!” capito? Francis è nientepopodimenoche…il padrone di tutta la baracca!!!!!!ecco perché si è potuto permettere tutto ciò!
Dopo questa sensazionale scoperta, ci giriamo e il padrone di casa è li a colazione con alcuni componenti della famiglia rimasti per il weekend.
Ma non è più tempo di stare dietro ai cinesi, abbiamo una macchina da ritirare e i nostri giri dell’isola da fare! Dopo colazione arriva il nostro amico dell’agenzia di autonoleggio e ci lascia una macchinetta blu (Toyota) e siamo pronti per le grandi esplorazioni: oggi visitiamo la capitale, a nord dell’Isola.
C’è una sorta di autostrada che arriva a Port Luis che potrebbe essere paragonata ad una nostra strada di scorrimento veloce; anche qui si cammina con la guida a destra, quindi nella corsia di sinistra, ma a complicare rispetto al sud africa la guida sono le leve ai lati dello sterzo che sono esattamente invertite: a destra ci sono le luci, gli abbaglianti e le frecce…a sinistra i tergicristalli. E così per almeno un venti minuti Oscar ogni volta che vuole mettere le frecce aziona i tergicristalli, quando si arrabbia per la pessima guida della popolazione locale, li spaventa con una bella spruzzata sul vetro invece di abbagliare. Ma poi ci prende la mano! Gli svincoli autostradali sono costituiti da rotonde, una ogni 5 minuti, in cui ci si immette rispettando il segnale di dare la precedenza. L’”autoroute” non è a pagamento, ci mancherebbe! Arriviamo in un’oretta nella città e troviamo subito il centro (non che sia una metropoli in effetti) e parcheggiamo in un grande spazio che sembra il parcheggio di un grande centro commerciale o forse un luna park, con tanto di giostra panoramica!
La prima cosa che vediamo, scendendo per le vie della città è una chiesa, finalmente cristiana e non delle mille religioni che stiamo vedendo ultimamente: entriamo, la chiesa di per se non è niente di eccezionale, ma la particolarità è che la stanno addobbando per un matrimonio! Facciamo un tuffo nel passato di 20 giorni fa e ci sembra così particolare vedere li una cosa che noi abbiamo vissuto da pochissimo.
Ci inoltriamo ancor di più nella città e arriviamo al Water Front, zona del porto con bar e negozietti. La giornata è abbastanza brutta, cielo nero e qualche goccia, per cui decidiamo di fermarci ad un bar per un caffè (che si offre di sperimentare solo Oscar). Quando arriva la tazzina, Oscar è radioso: sopra c’è scritto Illy! Ma la felicità dura poco, infatti l’esclamazione di Oscar, assaggiato il caffè, è: “Questi di Illy hanno solo le tazzine, il caffè è una schifezza come al solito!”.
Proseguiamo il giro ma non c’è tanto da vedere: c’è una via principale dove ci sono alcuni negozi che però o vendono le marche internazionali (Adidas, Nike..) a prezzi alti per turisti, oppure vendono souvenir davvero brutti. Intanto inizia a piovere e troviamo vicino a noi per mangiare solo Mc Donald’ s; nessuno di noi due apprezza la tipologia ma non c’è grande scelta e quindi mangiamo li.
Finito il nostro buonissimo pranzo, cerchiamo di tornare verso la macchina, ma proprio prima di arrivare scorgiamo una moschea. Curiosi ci affacciamo (prima Oscar per paura che magari non fanno entrare le donne) ma una signora fuori ci dice che possiamo entrare a patto di lasciare fuori le scarpe e che lei e una bambina faranno in modo che non le rubino. Anche perché dietro non ne abbiamo altre e se si rubano le nostre scarpe dovremo tornare in albergo scalzi! Invece appena entrati un signore ci spiega che possiamo metterle all’interno, da una parte e così facciamo. Entrando troviamo un signore che in una sorta di antistanza sta seduto su una panchina e prega (o dorme?), mentre dentro c’è una sala completamente vuota ma ricoperta per terra da uno strato di tappeti vari. A sinistra intravediamo un ragazzo che appena entrato va subito in un bagno aperto verso la sala, dove a degli appositi lavandini bassi con uno sgabello davanti lava piedi, viso, braccia e collo in modo molto minuzioso. Poi si inginocchia da una parte e si mette a pregare. Durante il nostro curiosare si avvicina un signore con una folta barba quasi color carota che ci dice che possiamo visitare la moschea senza problemi. Oscar, incuriosito da una sorta di collanine di perle attaccate al muro gli chiede cosa siano, e dalla descrizione capiamo che fungono un po’ come il nostro rosario: ognuno può usarne una mentre è li e contare le preghiere che fa. Lui ci mostra il suo personale che tiene in tasca e che è di colore differente. Rimaniamo un po’ li, poi in modo molto silenzioso ci rimettiamo le scarpe e usciamo fuori. Passiamo di nuovo di fronte alla chiesa trovata all’inizio del giro e vediamo che è arrivato nel frattempo lo sposo e qualche parente/amico. Ci sono anche due signori anziani con un colorato sopra vestito africano che crediamo i genitori dello sposo; uno di loro tiene in braccio una bambina di circa 3-4 mesi tutta nera, con un vestito a festa e tutti codini nei capelli. Cerchiamo di fotografare tutti loro, facendo finta di fare foto alla chiesa. Vorremmo aspettare anche l’arrivo della sposa per vedere usi e costumi di qua in quanto a matrimoni, ma è tempo di spostarsi in altre città. Quando però raggiungiamo la macchina abbiamo una sorpresa: il posto dove l’avevamo parcheggiata è chiuso da una sbarra davanti alla quale stanno molte persone intente a vedere all’interno del parcheggio; molti sono arrampicati su un muretto, altri su una ringhiera. Come minimo, pensiamo, c’è una sorta di manifestazione, di festa e ci hanno portato via la macchina! Cerchiamo di avvicinarci e ci accorgiamo che non c’è nessuna festa, ma una corsa di cavalli!!!!! Temiamo di stare li tutto il pomeriggio aspettando che finisca (le macchine in compenso dentro ci sono tutte) quando magicamente finisce tutto dopo 10 minuti che siamo arrivati! Si apre la sbarra e molti entrano dentro per riprendere i propri mezzi. Anche noi ci sbrighiamo prima che ricomincia un’altra corsa! Ci spostiamo e dopo un’oretta di macchina entriamo nell’orto botanico di Pomplemousses.
Appena entriamo ovviamente ci sono mille guide che cercano di ottenere da noi soldi per accompagnarci a visitare il parco, dicendoci che è molto vasto e potremmo perderci.. chi, noi? Ma quando mai…
Invece è girabile da soli molto bene, anche perché ci siamo un po’ stancati di girare sempre con una guida. Invece preferiamo una passeggiata magari non troppo didattica, ma sicuramente molto rilassante in questo posto fantastico in cui qualcuno qualche secolo fa ha deciso di importare molte specie di piante da altri posti del mondo. Rimaniamo affascinati dalla bellezza degli alberi secolari, dai tronchi larghi e lunghi, dai cui rami scendono liane o rami minori che si attorcigliano intorno al tronco. Il parco è pieno di laghetti ricoperti dalle foglie tonde e verdi delle ninfee e di veri e propri colonnati di palme! Tra gli alberi ce ne sono due che ci colpiscono particolarmente per la base dei loro tronchi. Il primo ha la base che si allarga a terra per almeno due metri, con delle radici che sembrano lame. Nell’altro il tronco compatto che vediamo in alto si suddivide alla base in tanti cilindri che poi raggiungono il suolo, sembrando poco ancorato al suolo. Il parco presenta anche dei piccoli recinti con capre e tartarughe giganti. All’uscita vediamo di fronte a noi un tempio indù proprio di fronte a noi. Non resistiamo all’idea di dare un’occhiata anche qui.. visto che oggi è proprio la giornata delle religioni, che tra l’altro qui nell’isola convivono pacificamente, nella totale tolleranza da quello che sembra. Gli indiani sono la maggioranza, il 52% degli abitanti dell’isola, e di templi indù ce ne sono davvero tanti. Questa volta non entriamo, ma ci avviciniamo alla porta riuscendo a vedere tutta la sala. Il tempio è in un certo senso un po’ buffo, la facciata è uno scintillio di colori che dipingono le cornici, il portale d’ingresso e le diverse statue raffiguranti le loro divinità. Leoni, elefanti e la divinità principale, forse la dea kalì, con le sue quattro braccia. Riprendiamo la splendida autostrada verso Mahebourg, piena di rotonde e di autovelox sui lampioni al centro della carreggiata.
La serata, cena a parte la trascorriamo tentando di bucare, su consiglio della mamma di Simona, la puntura sulla gamba di Oscar che intanto da ieri sera ha assunto un aspetto totalmente diverso. Simona prova a fare la sua parte da infermiera, ma Oscar preferisce bucarsi da solo, in modo da sentire eventualmente il dolore, e Simona è sollevata. Non esce moltissimo liquido, quasi nulla per la verità, e non siamo nemmeno sicuri che l’insetto abbia riportato con sé il pungiglione senza lasciarlo come ricordo ad Oscar. Un po’ di Gentalin Beta che il nostro amico Danilo ci ha indicato utile alle punture di insetti, e si va a dormire sperando che la notte faccia migliorare la situazione.  














1 commento:

  1. bellissime le foto, splenditi i posti ma meno male che ho letto dell'evoluzione della puntura di Oscar solo ora perchè altrimenti mi sarei seriamente preoccupata. bhe, tutto è bene ciò che finisce bene!

    RispondiElimina